Testi, Amen
COLOMBO
Siamo architetti ricchi di Bel Air. E vecchie dive del noir. Abbiamo ville. Abbiamo cadillac. Ed uccidiamo per soldi come te. Puoi controllare i nostri alibi. Siamo eleganti e sereni. Siamo avvocati rispettabili. E ci inchiniamo al denaro come te. Ci annoiamo. Abbiamo mogli e amanti. Abbiamo tanti amici. A guardarli bene, tutti vermi che siamo costretti a eliminare. La logica spietata del profitto o chissà cosa ci fa figli dell’Impero Culturale Occidentale. Meno male che qualcuno o che qualcosa ci punisce. Arriva un investigatore. Ci deduce l’anima. La nostra cognizione del dolore illumina. Siamo scrittori in crisi a Beverly Hills. E siamo John Cassavetes. Siamo i dentisti di Los Angeles. Ed adoriamo il potere come te. Prepariamo le aragoste per chi viene a colazione. Prepariamo piani misteriosi. Appena ne cogliamo l’occasione. La logica spietata del profitto o chissà cosa ci fa figli dell’Impero Culturale Occidentale. Meno male che qualcuno o che qualcosa ci punisce. Arriva un investigatore. Ci deduce l’anima. La nostra cognizione del dolore illumina.
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CHARLIE FA SURF
Vorrei morire a quest’età. Vorrei star fermo mentre il mondo va. Ho quindici anni. Programmo la mia drum machine. E suono la chitarra elettrica. Vi spacco il culo. E’ questione d’equilibrio. Non è mica facile. Charlie fa surf. Quanta roba si fa. Mdma. Ma ha le mani inchiodate. Se Charlie fa skate, non abbiate pietà. Crocifiggetelo. Sfiguratelo in volto con la mazza da golf. Alleluja, alleluja. Mi piace il metal e l’ r’n’b. Ho scaricato tonnellate di filmati porno. Vado in chiesa e faccio sport. Prendo pastiglie che contengono paroxetina. Io non voglio crescere. Andate a farvi fottere. Charlie fa surf. Quanta roba si fa. Mdma. Ma ha le mani inchiodate da un mondo di grandi e di preti. Fa skate. Non abbiate pietà. Una mazza da baseball. Quanto bene gli fa. Alleluja, Alleluja.
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IL LIBERISMO HA I GIORNI CONTATI
E’ difficile resistere al Mercato, amore mio. Di conseguenza andiamo in cerca di
rivoluzioni e vena artistica. Per questo le avanguardie erano ok, almeno fino al ’66. Ma ormai la fine va da sé. E’ inevitabile. Anna pensa di soccombere al Mercato. Non lo sa perché si è laureata. Anni fa credeva nella lotta, adesso sta paralizzata in strada. Finge di essere morta. Scrive con lo spray sui muri che la catastrofe è inevitabile.Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. Nel tizio stanco. Nella sua borsa di Dior. Legge la Fine. Nei saccchi dei cinesi. Nei giorni spesi al centro commerciale. Nel sesso orale. Nel suo non eccitarla più. Vede la Fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo. Vede i titoli di coda nella Casa e nella Libertà. E’ difficile resistere al Mercato, Anna lo sa. Un tempo aveva un sogno stupido: un nucleo armato terroristico. Adesso è un corpo fragile che sa d’essere morto e sogna l’Africa. Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe.Vede la Fine. In metropolitana. Nella puttana che le si siede a fianco. Nel tizio stanco. Nella sua borsa di Dior. Muore il Mercato. Per autoconsunzione. Non è peccato. E non è Marx & Engels. E’ l’estinzione. E’ un ragazzino in agonia. Vede la Fine in me che spendo soldi e tempo in un Nintendo dentro il bar della stazione e da anni non la chiamo più.
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L’AEROPLANO
Che cosa resta di noi che scopiamo nel parcheggio. Cosa resta di noi: un rottame di Volkswagen. Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà. La verità se ne sta sulle stelle più lontane. Ci rimane una città. Un lavoro sempre uguale. Una canzone che fa sottofondo all’Indecifrabile. Cosa rimane di noi. Ragazzini e ragazzine. La domenica dentro le chiese ad ascoltare la parola di Dio. Il futuro era una nave tutta d’oro che noi pregavamo ci portasse via lontano. Cosa rimane di noi. Ora che ci siamo amati ed odiati e traditi. E non c’è più limite. Sfreccia in cielo un aeroplano. Io ti amo e non ti penso mai. Penso a quello che ci resta. Vola l’aeroplano. Va lontano. Vola su Baghdad. Noi voliamo invano. Che cosa resta degli anni passati ad adorarti. Cosa resta di me, delle bocche che ho baciato in discoteca. Che cosa ne è della nostra relazione. Stupidi noi che piangiamo disperati. Che cosa resta dei sogni che avevamo nella testa. La nostra esperienza a che cosa servirà. Sfreccia in cielo un aeroplano. Io ti amo e non ti penso mai. Penso a quello che ci resta. Vola l’aeroplano. Va lontano. Vola su Baghdad. Noi voliamo invano.
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BAUDELAIRE
Satana è all’inferno per te. Ed è più moderno di te. Avremo divani fondi come tombe. Stando a quanto dice Baudelaire. Cristo muore in croce per me. Pietro brucia in croce per te. Santa è la bellezza. Tanta è la paura. Fai come faceva Baudelaire. Pasolini è morto per te. Morto a bastonate per te. Nello stesso istante. In qualche altra spiaggia. Si è fatto l’amore. Uniti contro il mondo. E’ necessario credere. Bisogna scrivere. Verso l’ignoto tendere. Ricordati Baudelaire. Caravaggio è morto per te. Luigi Tenco è morto per te. Nei fiori dei campi. Vive Piero Ciampi. Bisogna studiare Baudelaire. Saffo s’è ammazzata per noi. Socrate suicida per noi. Vivere per sempre. Ci vuole coraggio. Datti al giardinaggio dei fiori del male. E’ necessario vivere. Bisogna scrivere. All’infinito tendere. Ricordati Baudelaire. Baudelaire. Yeah.
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L
Qui Disco Volante. Non temeteci. Sul Pianeta Terra cerchiamo un cuore. Per i nostri sogni. Per sfidare Dio. Guardi, Capitano. Sui monitor: segnali di Laura dovunque. Macchie di luna e di thè. Gioia che afferri improvvisa in un giorno qualunque. Grazia che è estranea agli umani. Alle Fughe di Bach. Alla chimica. Qui Pianeta Terra: ci sentite, voi? Guardi, Capitano: che stelle in cielo. Tracce di Laura dovunque. Le droghe non servono. Atomi di tenerezza dei giorni qualunque. Anima estranea agli umani. Ai colori dei quark. Alla musica. Tracce di Laura dovunque. Pace che torna in Iraq. Gioia che afferri improvvisa su un piccolo seno. Bambola di Modigliani. Un film di Rohmer con Anouk Aimée. Luce senza fine.
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ANTROPOPHAGUS
Alla Stazione c’è un bel sole come in altri posti. Amore mio dolcissimo. C’è un verme nel caffè. Per punizione c’è l’hamburger. Ci spingiamo. Abbiamo barbe. Abbiamo fede. Abbiamo sputi. Abbiamo buchi sul gilet. Siamo accampati sull’aiuola. La colomba morta vola. C’è una rissa. Bottigliate in faccia. Vuoti a perdere. Guardiamo i treni e gli areroplani. Russi e lituani. Ci scambiamo la Peroni e un po’di tonno in scatola. Abbiamo il sushi. Abbiamo il vino. Spezziamo il pane e la schiena al cane. There is no sushi. No Corso Como. Ci piace l’Uomo. Non c’è sindacato. Non c’è stato mai nessuno che mi ha amato tanto come questa notte. Muoio. Ho fame, amore mio. Dice il governo che è passato ormai l’inferno. E ti ho sposato. Qui. Fra i topi neri e i fiori. Il cranio ti ho baciato. Alla Stazione c’è un bel niente come in altri mondi che sono possibili. Per me, per te, per chi altro arriverà. Perciò pranziamo e poi pisciamo contro i muri di Milano. Controvento ci sposiamo. Oggi si vola. Oggi si va. Mangiamo a pezzi i nostri figli. E qualche avanzo lo incartiamo dentro un foglio di giornale. Prima o poi ci servirà. Amiamo l’Uomo e il suo sapore. I signori e le signore. Il loro eterno roteare. Come agnello nel kebab Abbiamo il sushi. Abbiamo il vino. Spezziamo il pane. La schiena al cane. There is no sushi. No Corso Como. Ci piace l’Uomo. Non c’è sindacato. Non c’è stato mai nessuno che mi ha amato tanto come questa notte. Muoio. Ho fame, amore mio. Dice il governo che è passato ormai l’inferno. E ti ho sposato. Qui. Fra i topi neri e i fiori. Il cranio ti ho mangiato.
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PANICO! (A Lee)
Una canzone nata contro il panico. Un esorcismo. Un tocco di voodoo. Un modo per
allontanare il baratro. Senza ansiolitici. Senza lo xanax. Come cani in autostrada. Come in cerca della roba. Avere la visione della morte. Fottere tutto e naufragare. Mettere gli stivali e farli andare. Correre per non arrivare. Amare il rogo. Amare il suo bruciare. Sopra il palco illuminato. O nel deserto. Mettersi a cantare. Un inno rock and roll à la Lee Hazlewood. Una canzone nata contro il panico. Contro l’angoscia e la carestia. Una preghiera contro l’inquietudine. Contro l’orrore e il vuoto quotidiano. Come santi sebastiani. Come bestie sugli altari. Avere la visione della morte. Fottere tutto e naufragare. Mettere gli stivali e farli andare. Correre per non arrivare. Amare il rogo. Amare il suo bruciare. Sopra il palco illuminato. O nel deserto. Mettersi a cantare. Una canzone country contro il panico.
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ALFREDO
Un pezzetto bello tondo di cielo d’estate sta sopra di me. Non ci credo. Lo vedo
restringersi. Conto le stelle. Ora. Sento tutte queste voci. Tutta questa gente ha già capito che ho sbagliato. Sono scivolato. Son caduto dentro il buco. Bravi, son venuti subito. Son stato stupido. Ma sono qua gli aiuti. Quelli dei pompieri. I carabinieri. Intanto Dio guardava il Figlio Suo. E in onda lo mandò. A Woytila e alla P2. A tutti lo indicò. A Cossiga e alla Dc. A BR e Platini. A Repubblica e alla Rai. La morte ricordò. Scivolo nel fango gelido. Il cielo è un punto. Non lo vedo più. L’Uomo Ragno mi ha tirato un polso. Si è spezzato l’osso. Ora. Dormo oppure sto sognando, perché parlo ma la voce non è mia. Dico Ave Maria. Che bimbo stupido. Piena di grazia. Mamma. Padre Nostro. Con la terra in bocca. Non respiro. La tua volontà sia fatta. Non ricordo bene. Ho paura. Sei nei cieli. E Lui guardava il Figlio Suo. In diretta lo mandò. A Woytila e alla P2. A tutti lo mostrò. A Forlani e alla Dc. A Pertini e Platini. A chi mai dentro di sé il Vuoto misurò.
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DARK ROOM
Ciao. Che fai? Mi vuoi? Ok. Ti va? Di qua. Ci sei? Ne fai miracoli? Reciti bene. Io non so chi sei. Vorrei gli dèi quaggiù. Perché così rinascerei. Senza guai. Dark room. Che cosa vuoi? Tramonti. Che cosa dai? Che sconti fai? Che occhi neri hai. Tu sei qui con me. Vicino a me. Che posto strano. Io ti annuso e ti codifico: Essere Umano. No. Non vuoi? Perché? Non so. Ci stai? Così non posso. Gli altri guardano proprio noi. Dark room. No. Così non va. Non sei gli dèi per me. Perché c’è brutta musica. Stupida. Dark room. Che segno sei? Leone. Quanti anni hai? E che progetti fai su di me? Tu sei qui con me. Vicino a me. Che posto strano. Io ti annuso e ti codifico: Essere Umano. Tu sei qui con me. Vicino a me. Mi sembri strano. Cicca spenta sul parquet. Ti prendo e poi ti fumo.
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L’UOMO DEL SECOLO
All’epoca mia venivi al mondo e la libertà non esisteva. E la Prima Guerra era finita. Fiume era già stata conquistata. Alle scuole elementari c’era poco da scherzare. Si rideva e si ballava solo per la mietitura. All’epoca mia il telefono non c’era. Mi arruolarono. Era quasi primavera. E le radio ci trasmettevano canti di paura. Da cantare quando è sera. Quindi disertai. Era il ’43. Ed eccomi qui: un vegetale. Cento anni non portati male. Lascio il mondo che mi ha maltrattato. Me ne vado, mi sono stufato. Vi ho voluto bene. Adesso vado. Sono stato un comunista. Avevo un sogno. Una speranza. Arrivederci, amore. Addio. All’epoca mia non usavi il cellulare. Mi arruolarono. Non si stava così male. Ma le radio ci trasmettevano canti di paura da cantare quando è sera. Quindi me ne andai. Era il ’43.
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LA VITA VA
La vita va. E’ perpetuo il moto. Lo scienziato sa come prenderla. Felicità: ci si arriva a nuoto. Ci si spoglia. Si leva l’ancora. Quando lei lo baciò, disse: Amore, non farmi male. Non farmi soffrire. Ho fatto un sogno: tu c’eri . Vivo così. Tra il sociale e il vuoto. Guarda gli alberi come crescono. Felicità: ci vorrebbe un prete o un Mondo delle Idee comprensibile. Quando lui la baciò, si sbagliava. Forse mentiva. Piangeva di gioia. Ha dèi crudeli, la vita. Quando lei se ne andò, mi ricordo bene il suo sguardo. Lasciò qui la giacca. Il mio amore è freddo.
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ANDARSENE COSI’
Sarebbe splendido. Amare veramente. Riuscire a farcela. E non pentirsi mai. Non è impossibile pensare un altro mondo. Durante notti di paura e di dolore. Assomigliare a lucertole nel sole. Amare come Dio. Usarne le parole. Sarebbe comodo. Andarsene per sempre. Andarsene da qui. Andarsene così.
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